lunedì 3 luglio 2017

StraStorie - "Bacchetti gioca?" Vita vera e immaginaria di un calciatore fuori dalle regole al traguardo!

La seconda edizione di StraStorie al festival Da vicino nessuno è normale di Milano si è conclusa, ma restano il racconto di Gino Cervi, gli spunti dei lettori, le analisi e i consigli di Oliviero Ponte Di Pino, la canzone di Alessandro Arbuzzi, le illustrazioni di Guendalina Ravazzoni, gli incontri riascoltabili in streaming curate dalla Ladra di Libri, la lettura finale di Federica Fracassi... Nel caso in cui vi siate persi qualcosa, potete reperire tutti i contenuti su questa pagina e su facebook.com/strastorie.

Grazie ai protagonisti del progetto: Oliviero, Gino, Alessandro, Guendalina, Ladra di Libri alias Mariana Winch Marenghi, Giorgio Paolo Albani, Valeria Ravera.
 
Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito dal vivo e sul web e hanno partecipato suggerendoci come continuare la storia tra realtà e immaginazione di Antonio Bacchetti.
 
Grazie agli ospiti che si sono uniti a noi nei quattro appuntamenti live: Sergio Giuntini, Claudio Sanfilippo, Giuliano Pavone, Biagio Goldstein Bolocan, Federica Fracassi.
 
Grazie a Olinda onlus e a Da vicino nessuno è normale per averci ospitati nella bellissima cornice dell'ex Paolo Pini.
Ci siamo divertiti tanto. Continuate a seguirci perché da una storia – soprattutto se è una StraStoria – possono nascerne tante altre!

Per ora, godetevi le quattro puntate di StraStorie/"Bacchetti gioca?" a Da vicino nessuno è normale. Eccole:
 

CAPITOLO 1. Non ho più tempo http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-1-lincipit-non-ho-piu.html

CAPITOLO 2. Le primule di maggio
http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-2-le-primule-di-maggio.html

CAPITOLO 3. Parlami d'amore Mariù
http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-3-parlami-damore-mariu.html

CAPITOLO 4. Chiù forte 'e me

http://www.strastorie.it/2017/06/capitolo-4-chiu-forte-e-me-di-gino-cervi.html

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“Bacchetti gioca?” Vita vera e immaginaria di un calciatore fuori dalle regole
18-28 giugno 2017, a Da vicino nessuno è normale e sul web
Un progetto di Valeria Ravera
Con Gino Cervi, Oliviero Ponte Di Pino e ospiti a sorpresa
Musiche di Alessandro Arbuzzi
Illustrazioni di Guendalina Ravazzoni
Diretta streaming a cura della Ladra di Libri
Supporto tecnico Giorgio Paolo Albani


facebook.com/strastorie #StraStorie #Bacchettigioca #dvnnm17 #davicino21 #Olivieropdpgo




giovedì 29 giugno 2017

CAPITOLO 4. Chiù forte 'e me di Gino Cervi

La Giulietta è ripartita. Ancora una volta sgomma via nervosa sulla curva in fondo al vialetto del cimitero. A indicare la direzione il gallo segnavento che cigola in cima al piccolo campanile della cappella del cimitero di Pradamano. Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone. La Giulietta corre via verso est. La Jugoslavia è a mezz'ora di strada. Un confine dietro cui si può sparire. Far sparire due vite arrivate a un bivio, o forse in fondo.
Il maresciallo Jovine ha raccontato e ha chiesto di raccontare. Toni Bacchetti ha ascoltato e tra un colpo di tosse e l'altro ha annuito.
Trent'anni prima, aveva gambe buone per la montagna. Ora le sue gambe sono una Giulietta dei carabinieri e un maresciallo impazzito. Impazzito di dolore, come la sua Mariù impazzita di ricordi mai sotterrati abbastanza.
I primi anni Pasquale era stato la sua cura, il suo medicamento, il suo oblio. Poi col tempo gli incubi erano tornati, sempre più incalzanti, sempre più orribili. Pasquale non bastava più. Non bastavano più le sagre e le balere, le pergole d'estate, il caldo delle osterie d'inverno. Non bastavano gli abbracci da togliere il respiro, amarsi senza risparmio, perdersi l'uno dentro l'altro. I bambini che non erano mai arrivati avevano tutti la faccia dei fratellini di Mariù.

Il maresciallo racconta senza fermarsi, cambiando a scatti le marce alla Giulietta sulla strada che saliva per il Collio, tra le vigne ancora tenere e senza foglie. Cormons, il bosco della Plessiva.
A una frasca di Zegla, davanti a due tajut di tocaj, Jovine Pasquale confessa:
“Sono stato io. Mariù ci aveva provato già altre volte, tante volte. Non so come ma l'avevo sempre fermata in tempo. Ma negli ultimi mesi la sua voglia di farla finita era diventata chiù forte 'e me. Non ce la facevo più. Mi hanno obbligato a ricoverarla in un ospedale psichiatrico. Avevo sempre detto di no, ma alla fine ho ceduto. Dapprincipio sembrava che stesse un po' meglio. Mi sorrideva quando mi vedeva arrivare. Passavamo ore a tenerci la mano, in silenzio. Poi lei mi diceva: 'Adesso va, torna a casa'. Me l'ha detto anche l'ultima volta, sorridendomi. 'Ci vediamo domani. Vai, ora è tardi. Sto meglio adesso'. Mi han chiamato la mattina. Avevano trovato la finestra aperta. Lei era finita di sotto. Senza un grido.”

Bacchetti tossisce, senza riuscire a parlare.
“Adesso capisci, caro 'O Cammello, perché non me ne frega più niente? E per me tu puoi anche andartene via, tu che almeno giustizia te la sei fatta a modo tuo. E hai saputo mettere un punto alla tua vita.”
Bacchetti guarda il maresciallo e si chiede dove vuole arrivare.
“Laggiù a duecento metri ci sta il confine. Dall'altra parte si ricomincia, forse. O almeno ci proviamo. Sarà come un gioco. Io sono pronto. Tu che fai, Bacchetti: giochi? dice Jovine Pasquale, togliendosi la giacca della divisa.

La Giulietta ha davanti a sé il posto di frontiera. Plessiva/Plešivo. C'è una casetta di legno, e una sbarra bianca e rossa. Due guardie stanno chiacchierando. Si voltano quando sentono un motore rombare. Non fanno quasi in tempo ad accorgersi che la Giulietta, una Giulietta dei carabinieri, gli è quasi addosso. Si tirano da parte atterriti mentre il muso della macchina lanciata sfonda la sbarra. Uno delle due guardie ha la prontezza di imbracciare la pistola, prendere la mira e sparare. La Giulietta sbanda. Poi esce di strada, sfondando un guard-rail in un gran frastuono di ferro e di alberi schiantati.

Corre Bacchetti, corre come non correva da quando giocava al Vomero. Corre e urla che non si capisce cosa.
Le due guardie si voltano e lo vedono arrivare senza fiato, piegato in due dalla tosse.
“No, maresciallo. No se gioca cussì!”.
Poi riprende a tossire.
FINE
 
Guendalina Ravazzoni, "Tiro e segno"

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18, 20, 25, 28 giugno, ore 20, a Da vicino nessuno è normale e sul web
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mercoledì 28 giugno 2017

Stop ai suggerimenti sul finale di StraStorie!

Tra poco Gino Cervi tirerà le fila dei destini, reali e immaginari, del calciatore Antonio Bacchetti e del maresciallo Jovine Pasquale. Il finale della storia sarà letto dal vivo in anteprima stasera alle ore 20 nell'ultimo appuntamento di StraStorie/"Bacchetti gioca?" a Da vicino nessuno è normale (ex Paolo Pini, via Ippocrate 45, Milano) da un ospite speciale.
Come sempre, potrete seguire l'incontro anche in diretta streaming radio sul canale Spreaker della Ladra di Libri:
https://www.spreaker.com/show/ladra-di-libri-on-air


Dopo StraStorie, brindisi e chiacchiere su "Dioniso e la nuvola" di Giulia Alonzo e Oliviero Ponte Di Pino.

A stasera! Sappiate che Bacchetti gioca anche se piove. 😎

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Antonio Bacchetti colpisce la palla di testa

martedì 27 giugno 2017

Guendalina Ravazzoni, "Mariù"

Guendalina Ravazzoni, "Mariù"


StraStorie è fatto di tante cose, e una componente essenziale del progetto è il racconto per immagini che Guendalina Ravazzoni sta realizzando per noi. Ecco "Mariù", l'illustrazione che prende le mosse dalla terza puntata della StraStoria di Antonio Bacchetti scritta da Gino Cervi, che potete trovare qui:
http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-3-parlami-damore-mariu.html

www.guendalinaravazzoni.com https://www.instagram.com/guenrav

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ULTIMA CHIAMATA PER "BACCHETTI GIOCA?"!

SIETE PRONTI A SCENDERE IN CAMPO CON TONI E IL MARESCIALLO JOVINE? ORA O MAI PIÙ!

Mancano ormai poche ore alla conclusione della StraStoria dedicata ad Antonio Bacchetti, scritta da Gino Cervi interagendo con i lettori. Potete postare i vostri spunti per il finale entro domattina qui o su www.strastorie.it, o inviarli via mail a strastorie@gmail.com.
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lunedì 26 giugno 2017

I primi spunti per il finale di "Bacchetti gioca?"

Ieri sera, durante il terzo incontro di StraStorie/"Bacchetti gioca?" a Da vicino nessuno è normale, con lo scrittore Biagio Goldstein Bolocan abbiamo discusso del rapporto tra verità storica e finzione letteraria e Gino Cervi ha letto "Parlami d'amore Mariù", la terza puntata del suo racconto incentrato sulla figura di Antonio Bacchetti.
A questo punto, la StraStoria si avvia alla conclusione e i lettori sono invitati a dare i loro spunti per il finale.

Nell'appuntamento di ieri, Biagio Goldstein Bolocan ha suggerito due possibilità. La prima è che la storia dell'ex calciatore omicida e del maresciallo tifoso prenda una deriva picaresca-noir. La seconda è la pista dell'accudimento. Il maresciallo in qualche modo si fa carico di prendersi cura di Bacchetti, già molto malato al momento dell'omicidio, durante la fase conclusiva della sua vita.

Un'altra possibile suggestione è contenuta nell'illustrazione di Guendalina Ravazzoni, "Road to Nowhere". Accanto all'auto dei carabinieri su cui viaggiano il maresciallo e 'O Cammello, spicca un segnavento con un gallo... Che significato avrà?

"Road to Nowhere"

ASPETTIAMO I VOSTRI SUGGERIMENTI PER IL FINALE ENTRO DOPODOMANI MATTINA, QUI E SU FACEBOOK.COM/STRASTORIE!

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domenica 25 giugno 2017

“Bacchetti gioca?” – 3. “Parlami d’amore Mariù” di Gino Cervi




“Perché mi hai fatto cenno di fermarci qui?” chiede il maresciallo a Bacchetti.
“Perché voglio portarti a vedere una cosa” risponde il Toni, dando del tu al commissario come se fosse un vecchio amico.
Imboccano il viottolino bordeggiato da cipressi che porta all'ingresso del cimitero.
Bacchetti cammina deciso, un po' curvo di spalle. Il maresciallo lo segue. Entrano sotto un voltone a cappella, con una cupoletta a scaglie di tanti colori, di quelle che sembrano imitare i portali dei grandi cimiteri monumentali. Dentro però pare un cortile di campagna. Sulla destra, allineate, una decina di cappelle da signori, in fondo una piccola chiesetta; a sinistra la distesa delle tombe, non più di un centinaio.
Bacchetti prende sicuro per di lì.
Si ferma di fronte a una tomba un po' più grande, e che a differenza della altre non è di pietra bianca e grezza, ma di un marmo nero e lucido. Intorno, ben tenuto, un bordo di ghiaietto chiaro; sulla destra un vaso di iris viola. Sulla lastra nera verticale, un nome inciso a lettere d'oro: Famiglia Comuzzi. Più in basso, a destra, una fotografia, un nome e due date. La fotografia ritrae un uomo di una trentina d'anni: ha lo sguardo duro di chi è abituato a comandare e a farsi ubbidire, gli occhi che sembrano ancora adesso chiedere conto di qualcosa. Comuzzi Antonio è il nome e 1914-1945 le due date.


Bacchetti senza parlare indica la foto.
Il maresciallo Jovine si asciuga la fronte.
Un tuono più vicino fa volare via i due colombi che tubano in cima a una croce di una tomba vicina.
“Era il marzo del '45” inizia a raccontare Bacchetti. “Comandavo una brigata partigiana. Mi chiamavano la Primula rossa, anche se quello che tenevo infilato nel bavero era un garofano. Me lo portarono davanti, il Comuzzi. Erano andati a prenderlo di notte, a casa, qui a Pradamano. Collaborava coi tedeschi e i repubblichini. Girava con una sua banda per i cascinali e diceva ai contadini che se avessero aiutato i partigiani dando loro cibo e ospitalità sarebbe tornato a incendiargli la cascina. E qualche volta l'aveva anche fatto. Comuzzi mi guardava con aria di sfida. Proprio la stessa di quella foto lì... In tutti questi anni quante volte sono tornato a vederla!”.


Lo schianto secco di un fulmine, dietro ai cipressi. Poi i primi goccioloni. Non fanno in tempo a ripararsi nella chiesetta che comincia a piovere a secchiate.
“E che hai fatto quella notte, Bacchetti?” chiede il maresciallo, asciugandosi dalla pioggia più copiosa del sudore.
“Ho fatto quel che mi toccava fare. Portarlo davanti a un tribunale partigiano e giudicarlo. Anche se la sentenza era già scritta. Quel giorno però i nazisti avevano cominciato un rastrellamento in forze. Il nostro comando era in montagna e ci trovammo la strada sbarrata. Non potevamo portarci dietro il Comuzzi. Ai Casali di Porpetto decidemmo che era meglio liberarcene subito. Due colpi. Scavammo una fossa lì.”


Il maresciallo Jovine resta in silenzio, poi si passa ancora una volta il fazzoletto sul volto. Lo scroscio è quasi finito. Guarda fuori, alza gli occhi verso le nuvole nere che corrono via, verso est.
“Vieni, ti faccio vedere una cosa io, adesso” e cammina verso un altro angolo di cimitero. Bacchetti lo segue, più incerto questa volta.
La piccola tomba fa fatica a contenere tutte quei nomi, tanti nomi, quattro, cinque, sei, e neanche una foto. Nomi diversi, ma stesso cognome, Colussi, e una data, la seconda, sempre la stessa: 1944.
“Tu non lo potevi sapere, quando mi hai chiesto di fermarti qui a Pradamano” dice il maresciallo. “A Pradamano ho conosciuto la mia Mariù. Ci venivo a ballare. La sua famiglia era di qui. Contadini. Non aveva ancora otto anni quando è successo. Estate del '44. Arrivarono alla fine del pomeriggio. Vestiti di nero e diedero fuoco. La casa, la stalla, il fienile. Morirono tutti: il padre, la madre, la nonna e i tre fratelli, tutti più piccoli. No, lei no. Era andata nell'orto a raccogliere l'insalata. Si era fermata un po' di più a giocare con le lucertole sotto il gelso. Sentì le urla. Poi gli spari. Si nascose sotto le frasche. Non la videro, ma lei vide tutto. Il fuoco, il fumo, le fiamme...”.


Bacchetti ascolta, fermo, inchiodato. La pioggia ha rinfrescato l'aria, ma questa volta è lui a sudare. Passano pochi minuti che sembrano anni. Poi arriva la tosse. Un colpo, due colpi. La solita raffica che fatica ad arrestare. Il maresciallo lo deve prende sottobraccio per portarlo via.
Fanno pochi passi. Si fermano davanti a una tomba poco più in là, una tomba nuova, scavata da poco, forse qualche settimana. Non c'è ancora il nome, solo una piccola foto a colori protetta dal cellophane: una donna bionda e ancora giovane che sorride.
“E questa è la mia Mariù” dice il maresciallo Jovine Pasquale.


***
Questa è la terza puntata del racconto di Gino Cervi su Antonio Bacchetti a StraStorie/"Bacchetti gioca?" a Da vicino nessuno è normale, che raccoglie e reinventa alcuni spunti ricevuti dai lettori. 


Qui trovate l’incipit: http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-1-lincipit-non-ho-piu.html
E qui la seconda puntata: http://www.strastorie.it/2017/06/bacchetti-gioca-2-le-primule-di-maggio.html


LA STORIA SI AVVIA ALLA CONCLUSIONE... ASPETTIAMO I VOSTRI SUGGERIMENTI PER IL FINALE QUI E SU FACEBOOK.COM/STRASTORIE!

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