venerdì 6 novembre 2020

La terza puntata di "StraStorie 2020. Annie la giramondo" di Gino Cervi

Ecco a voi la terza puntata di StraStorie 2020. Annie la giramondo scritta da Gino Cervi: buona lettura e via agli spunti su come terminare il racconto!

Una donna nuova

di Gino Cervi

 

Guendalina Ravazzoni, "Au revoir, Paris!"

Nagasaki, 9 marzo 1895

Ottanta giorni fa ero a Parigi. Pedalavo lungo la Senna con quel bizzarro amico che mi ubriacava di assenzio e di parole. Chi l’avrebbe mai detto che sarei arrivata fino a qui? Dall’altra parte del mondo, con la mia bicicletta? Converrete con me che ne ho fatta di strada.

Come dite? Che non l’ho fatta tutta in bicicletta? Vero, non ho nessun problema ad ammetterlo. Ma mica c’era scritto da nessuna parte, nella scommessa, che avrei dovuto farlo tutto in sella il mio giro del mondo. Non ho rinunciato alle navi, ai treno, alle carovane… Tutte le volte che potevo caricare la mia Sterling sopra un altro mezzo di trasporto, ne ho approfittato. E lo rifarei. Se non avessi colto queste occasioni mica sarei qui, ora, a raccontarvi tutte le mie avventure. Che non sono state poche, ve l’assicuro.

Dunque, dov’eravamo rimasti? Sì, alla Francia. La Francia l’ho attraversata in buona parte a pedali, per davvero. Da Parigi a Marsiglia ho cavalcato il mio ferreo destriero. Per strada c’era chi m’incitava e chi mi insultava solo perché ero una donna. Però i francesi mi sembrano abbastanza abituati a vedere passare sulle loro strade i velocipedisti: addirittura fanno delle corse, con denaro e premi in palio. Se non andassi di fretta, proverei a farne una anch’io. Ma di certo le donne non le considerano neppure…

A Marsiglia mi sono imbarcata per l’Egitto. Che attraversata! Il Mediterraneo è molto più bello dell’Oceano: era gennaio ma c’era quasi sempre il sole e sono arrivata ad Alessandria addirittura abbronzata: be’, in faccia e sulle braccia, che c’era poco da scoprirsi con tutti quei marinai intorno. Però me la sono cavata bene: in Francia ho guadagnato qualcosina, tra conferenze, fotografie e cartoline, per permettermi un viaggio in seconda classe. Un marinaio mi ha raccontato la storia di un poeta francese, uno famoso, un certo Arthur qualcosa… che tre anni fa aveva incontrato su quella stessa nave lungo la stessa rotta, però all’incontrario: dall’Africa a Marsiglia. Diceva che era un tipo stravagante – tutti stravaganti, ho pensato, questi poeti francesi – , e che delirava per il male che aveva a una gamba. Lo aspettavano all’ospedale di Marsiglia perché gliel’avrebbero dovuta amputare, non c’era altro rimedio. Gliela tagliarono, ma morì lo stesso poco dopo, mi ha detto. Io senza una gamba mica potrei fare il giro del mondo…

In Egitto ho pedalato nel deserto e ho incontrato la Sfinge. Impressionante la sua grandezza. La sua magnificenza mi ha sconvolto. Davanti a lei ero come pietrificata. Ferma davanti a quella muta, gigantesca presenza ho atteso che sottoponesse anche a me un enigma, come ho letto da qualche parte è solita fare con chi le si pone di fronte. Ma intorno a noi regnava il silenzio, rotto soltanto dal sibilo del vento tra la sabbia e le rocce. Allora mi sono fatta coraggio e l’enigma gliel’ho posto io: "Qual è l'animale che per muoversi non poggia le zampe per terra, ma le fa ruotare sospese nell'aria?". Silenzio. Vento e silenzio. Allora ho sorriso, ho inforcato la mia bici, ho dato un colpo di pedale e ho pensato alla meraviglia di essere ciclisti!

Dall’Egitto sono passata a Gerusalemme, non chiedetemi come. Non avrei mai pensato di poter calpestare l’antica terra dei miei padri, e di farlo in sella a una bicicletta. Qui, un giorno, mi sono imbattuta in una scena che mi resterà impressa nella memoria finché vivrò: due ragazze camminavano fianco a fianco, piangendo e tenendosi per mano. Una di loro teneva in braccio, come si tiene in braccio un bambino, un’urna. L’urna delle ceneri del padre: stavano andando a seppellirle. Parlavano un poco d’inglese e mi hanno raccontato la loro storia, di amore, di amicizia, di affidamento l’una nelle mani dell’altra. Erano due giovani donne che chiedevano solo di vivere appieno il loro amore, senza nascondersi agli occhi di nessuno. Mi hanno raccontato la loro storia e io la mia. Mi hanno chiesto come si può provare a essere felici. Ho risposto che non avevo la soluzione, che anch’io stavo cercando qualcosa che assomigliasse alla felicità: e con la bicicletta, e grazie a questa sfida che sembrava impossibile, mi sembrava di essere sul punto di raggiungerla. Ecco, l’unica cosa che mi sentivo di dire loro è stata che la bicicletta aiuta a ritrovare se stessi. Mi hanno ascoltato con attenzione. Trovare una bicicletta, anzi due, a Gerusalemme, nel 1895, non è facile. Ma da come mi hanno sorriso sono certa che ci proveranno.

Ho attraversato il deserto dell’Arabia per raggiungere Aden e da lì imbarcarmi per l’India. Viaggiavo con una carovana di mercanti e un giorno siamo stati assaliti dai predoni. Non ho mai avuta tanta paura come in quell’occasione. Ho temuto che non ne saremmo usciti vivi. Quando hanno visto la mia macchina a pedali, quei feroci predatori sono rimasti incantati. Non capivano cosa fosse, a che cosa servisse. Ho avuto la brillante idea di mostrare loro cosa si potesse fare in sella a quel cavallo di metallo. L’ho fatta scaricare dal carro, l’ho inforcata e mi sono messa a pedalare tutt’intorno a loro, una, due, tre volte. Sono rimasti folgorati. Una cavalcatura di ferro, legno e gomma. Mi hanno scambiato per un’incantatrice, una meraviglia soprannaturale, e ci hanno lasciato proseguire. Liberi.

Ad Aden, nello Yemen, mi sono imbarcata per Ceylon. Siamo arrivati a inizio febbraio: mi sono fermata per alcune settimane, in tempo per incontrare e conoscere un curioso inventore mezzo indiano e mezzo britannico che mi ha convinto a provare la sua strampalata macchina a pedali galleggiante. Era sicuro che io fossi la persona giusta per pubblicizzarla in tutto il mondo. Si trattava di un trabiccolo di legno e sughero che ondeggiava precario a ogni colpo di pedale che pescava sotto la superficie dell’acqua e dava la spinta a quella specie di bagnarola. Il buffo inventore si chiamava Gary Sal, diceva che con quell’imbarcazione a pedali sarebbe arrivato fino al Polo Australe, e poi da lì al Polo Nord. Straparlava e presto si è innamorato di me: era talmente cotto che ha voluto chiamare la sua bizzarra invenzione “The Pedal Love”. Per fortuna mi sono liberata di lui dopo poco tempo.

Ho fatto rotta per l’Indocina e da lì per Hong Kong.  A Port Arthur sono capitata nel bel mezzo della guerra tra cinesi e giapponesi. E per poco non ci ho rimesso la pelle, tra assedi e cannoneggiamenti. Sono riuscita a malapena a fuggire da quell’inferno di proiettili e bombe. Ora eccomi qui, a Nagasaki. Non mi resta che attraversare il Pacifico e sarò di nuovo in America. Se riesco a imbarcarmi entro la primavera, forse arriverò a Boston prima di settembre e a vincere la mia scommessa. Ma, lo dico qui davanti a tutti per la prima volta, e in particolare lo voglio dire a voi, donne e anche a te, bellissima ragazzina, che mi sorridi dalla prima fila. Come hai detto che ti chiami? Cho-Cho San? Ecco, a voi tutte che siete venute ad ascoltare i racconti di un’americana matta che sta girando il mondo da nove mesi in sella a una bici. Anche se non arriverò in tempo per vincere la mia scommessa con quei due galantuomini di Boston, la mia personale, di scommessa, l’ho già vinta. Fin da ora posso dire di sentirmi una donna diversa, anzi una “Donna Nuova”. 

 

Guendalina Ravazzoni, "La Sfinge"

 

ADESSO TOCCA A VOI: VIA AI SUGGERIMENTI PER IL FINALE DELLA STRASTORIA!

Qui trovate l'incipit:

https://www.strastorie.it/2020/10/lincipit-di-strastorie-annie-la.html

 
Qui la seconda puntata:

https://www.strastorie.it/2020/10/la-seconda-puntata-di-strastorie-2020.html 


Ecco come inviare i vostri spunti a Gino su come continuare il suo racconto entro le ore 20 di venerdì 13 novembre:

postate i vostri suggerimenti durante le dirette su Facebook e Youtube;

oppure inviateci i vostri suggerimenti con tutta calma:

-  via mail a strastorie@gmail.com;

-  commentando i video della diretta YouTube e Facebook del Covo della Ladra;

-  inviando un messaggio Whatsapp al numero 348/7459627

 

 

 

8 commenti:

  1. Ecco gli spunti di Oliviero:
    1) Nel suo viaggio Annie potrebbe passare da San José, in California, alla Winchester House, la casa della vedova Winchester. La donna era convinta che la casa fosse abitata dai fantasmi di tutte le persone uccise dai fucili Winchester. Per questo ha continuato a costruire per anni e anni nuove parti della casa con architetture alla Escher. Sarebbe interessante far incontrare Annie a cavallo della sua bicicletta, macchina dispensatrice di felicità, e la vedova Winchester, erede di un’azienda che produce strumenti di morte, chiusa in questa casa e prigioniera dei suoi deliri.
    2) Annie Londonderry, con il suo talento autopromozionale strepitoso, nel suo ritorno verso casa passa da Black Maria, il primo studio cinematografico americano creato da Thomas Edison nel New Jersey per girare film con il suo kinetoscopio. Edison potrebbe essere interessato a filmare la prima donna che ha fatto il giro del mondo in bicicletta.

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  2. Ecco la suggestione di Stefano:
    A proposito di emancipazione, una figura molto importante è stata Marshall Mayor Taylor, primo grande campione di ciclismo afroamericano. A cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, nonostante le grandi difficoltà ad affermarsi dovute al razzismo e al segregazionismo imperanti all'epoca, è stato il primo ciclista afroamericano a diventare professionista e poi campione del mondo, imponendosi in diverse specialità del ciclismo e aprendo la strada a molti campioni dello sport neri che si sono affermati in seguito. Grazie alla sua grande popolarità, ha fatto diversi tour in Europa, passando anche dall’Italia e vincendo la gran parte delle competizioni a cui ha partecipato.

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  3. Ecco lo spunto di Mirella:
    "Quello che nessuno aveva calcolato durante tutta l'avventura di Annie, era lo scopo del suo viaggio: aveva lasciato a casa la famiglia, sfidato le regole morali dell'epoca, affrontato fatiche e raccolto favori da chi sul suo cammino desiderava aiutarla, ma niente, e dico niente, faceva presagire che dietro a tutto ciò ci fosse una sfida per la vita. Il suo vicino di casa, Ernest, proprietario da sempre del negozio di macelleria del paese e suo compagno di banco alle elementari, aveva sfidato Annie un pomeriggio di primavera in cui il suo primogenito aveva di nuovo oltrepassato la staccionata della sua fattoria per andare a trovare gli animali, ahimè, destinati ad una brutta fine e si era innamorato di un asinello. Ernest aveva tuonato con il ragazzino dicendo: "Smettila di entrare nella mia proprietà! E poi, cosa ci vedrai in quello stupido asino destinato a diventar bistecche!!! Potrebbe diventare tuo solo se tua madre facesse il giro del mondo in bici!"

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  4. Ecco lo spunto di Dean:
    E se gli uomini di Boston avessero notizie che Annie è sulla strada del ritorno? Se decidessero di ostacolarla, rendendole impossibile imbarcarsi su nessuna delle navi che da Nagasaki attraversano il Pacifico?
    Nel pieno della desolazione Annie sente che qualcuno, in un mezzo indiano e mezzo inglese, la chiama da lontano. E' l'inventore di Ceylon che le mette a disposizione la nave a pedali. Una piccola modifica alla meccanica ed ecco che Annie si appresta ad attraversare il Pacifico a bordo di una bicinave.... altro che sponsor: il mondo intero potrebbe appassionarsi al viaggio.
    Annie parte a bordo della bicinave diretta a Boston... Qualcosa va storto però perché il mezzo sembra non farcela. Ed ecco che dalle nubi compare un animale che per muoversi non poggia le zampe per terra, ma le fa ruotare sospese nell'aria...

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  5. Ecco gli spunti di Guendalina
    1) Annie termina il giro del mondo nel tempo previsto e vince la scommessa. Quando rientra a casa, però, dopo quindici mesi di viaggi e di avventure, capisce che tutto è cambiato e quella non è la vita a cui vuole tornare. In un finale aperto, Annie attrezza in qualche modo la bici per portare con sé il figliolame e si prepara a ripartire.
    2) Manca un giorno di viaggio al traguardo e Annie è ormai sul punto di arrivare e vincere la scommessa. Sono già stati organizzati i preparativi per festeggiare la sua grande impresa. Annie, però, decide di fermarsi. Abbraccia un albero e fa passare il tempo. Non vuole più vincere. Preferisce arrivare dopo e, libera dal fardello della scommessa, pensare a come vuole impostare il resto della sua vita.

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  6. Ecco lo spunto di Val:
    Approfitto di una tappa a Kansas City per tenere una piccola conferenza. Ormai, ovunque vada, la gente mi accoglie con entusiasmo e pende dalle mie labbra. Tra i presenti, in piedi in fondo alla sala, una donna attira subito la mia attenzione per un motivo molto semplice: è vestita da uomo come me. Anzi, ancora di più, perché indossa giacca e pantaloni con le frange, un cappello a tesa larga e ha una cartuccera al posto della cintura! Mi fissa con un mezzo sorriso e un'espressione vagamente scettica, e appena finisco mi si avvicina. È la famosa Calamity Jane! Mi dice che, ascoltandomi, le è venuta un'idea: visto che si è stancata di girare con Buffalo Bill e il suo Wild West Show, perché non uniamo le forze e mettiamo su uno spettacolo insieme? Io rifletto un attimo, poi tiro fuori il mio piccolo revolver, lo stringo in pugno e dico: sono pronta!

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  7. Spunto di Giulia
    Pedalando pedalando, in mezzo al nulla, all’improvviso Annie vede due occhietti che la guardano da un cespuglio: è un gattino! Che fare? Già è difficile viaggiare così… Però però… Annie infila il gattino nella giacchetta e, al primo villaggio che incontra, cerca un fabbro per attaccare una cassettina con le ruote alla bici e portare con sé il gattino! Lo chiamerà…

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  8. Ecco lo spunto di Renata:
    E’ una gara? Pare essere una gara. Io unica bambina e intorno quattro mocciosi. Accolgo la sfida. Tu sei una
    femmina e questa è una bici da uomo. Una smorfia alza un angolo del labbro e in un attimo m’infilo sotto la
    canna agganciando con le piccole mani il largo manubrio. Il piede sinistro sul pedale e il piede destro a terra
    in attesa di un via. Tutto è pronto. Al via partono, una fanciulla e quattro sbarbatelli.
    Il circuito costeggia ad anello quattro palazzi. Pedalo a fatica ma non demordo mentre gli altri cavalcando
    bici a loro misura in agilità affrontano la corsa.
    Sono sulla dirittura d’arrivo, davanti a me solo un corridore. Spingo fino allo spasmo l’ho superato. Nel
    guardarmi le spalle perdo il controllo e tocco con la ruota anteriore la posteriore del mio avversario. Tento
    di mantenere l’equilibrio ma la bicicletta con un guizzo slitta a sinistra ed io a destra. Ginocchia e mani
    scorticate. L’orgoglio sbucciato mi fa scattare in piedi, recuperare il mezzo per riprendere strada e tagliare il
    mio traguardo. Risa soffocate mi accolgono. Solo uno dei quattro mocciosi si complimenta per il coraggio
    dimostrato. Ora il sangue a rigagnoli piove dalle ginocchia ai polpacci mentre le mani bruciano, ma di più
    bruciano le parole di mio padre che vedendomi arrivare col vestito impolverato e sporco di sangue mi
    redarguisce pesantemente. Ci risiamo ma non ti fermano né le punizioni o le botte. Come te lo devo dire
    che una femmina non può e non deve usare la bicicletta e soprattutto fare gare coi maschi. Ti comporti al
    pari di un maschiaccio. Cosa devo fare con te? Stasera la cena la salti e così dicendo un sonoro schiaffo
    arriva sul mio viso. I miei occhi sono di fuoco, non una lacrima però solca il cremisi della gota colpita.
    Sorrido nel mio intimo pensare. Sono riuscita a gareggiare con i maschi e se non fosse stato per quella
    disattenzione avrei sicuramente vinto io, penso supina a letto. Quando sarò grande farò il giro del mondo
    travestita da uomo e nessuno potrà più colpirmi per inseguire e pedalare i miei sogni.

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