mercoledì 6 settembre 2023

Il capitolo di Marina Visentin di StraStorie Metropolis Edition

Capitolo 11

Fratella d'Italia

GAL e basta, StraStorie 2023

Intanto, nel castello di Castelnaud…

 

Lo squillo del cellulare placcato oro dell’archistar Goémond Crevant-Laveine è una canzone di Sylvie Vartan, in omaggio (uno dei tanti) alle memorie amoroso-erotico-onanistiche dell’ex ragazzino della profonda provincia gallica. Nel vasto salone in stile Luigi-minimal-XVI del suo castello in Dordogna, lo strapagato ideatore di futuri fantastici non può fare a meno di provare un brivido.

«Pronto?»

«È in linea, Crevant-Laveine?»

«Ma certo, assolutamente. Sono a sua totale disposizione.»

Lui, la star dei progetti faraonici, mansueto come un Fantozzi spalmato di fronte al megadirettore galattico. Un Fantozzi alla francese, bien sûr, un Fantozzí. E se il consesso a cui sta per rivolgersi non è galattico, poco ci manca davvero.

 

Intanto, nella città che non risponde al consesso delle GMC, le Grandi Metropoli Coscienti…

 

L’avvocato Teresio Dei è un uomo mite e discreto, così discreto che poteva fare solo l’avvocato o l’agente dei servizi segreti. O il presidente del consiglio, se oltre ai pesanti occhiali avesse avuto una gobba adeguata. Così discreto che un attimo dopo che gli hai stretto la mano ti chiedi se era vero o se te lo sei sognato.

L’avvocato Dei è un uomo tranquillo, dal sangue talmente freddo che a volte gli fa venire il raffreddore. Ma oggi è un po’ agitato, diciamo anzi parecchio agitato – e anche per questo, ecco, bisognoso di un aiutino in polvere. E se dopo tanti insuccessi e tante cause perse stavolta fosse davvero arrivata la sua grande occasione?

 

Intanto, in un’altra dimensione…

 

«Chiediamo la parola.»

La voce è neutra, né maschile né femminile, decisa senza essere autoritaria. Le Grandi Metropoli Coscienti – lo abbiamo detto – non sono entità fisiche, reali e tangibili eccetera. Ma in questo momento è come se ogni Metropoli avesse una testa e tutte le teste si stessero girando e tutti i circuiti e le sinapsi si stessero chiedendo in tutte le lingue: «Chi è che ha parlato?».

«Noi».

«Noi chi?»

«Noi, il futuro.»

Silenzio perplesso. Le GMC danno per scontato di essere loro il futuro.

«Noi siamo il progetto @AtlantiDue. È giunto il momento che siate informate della nostra esistenza».

Le GMC si consultano, ma è come se le loro collaudate sinapsi fossero passate a un temporaneo stand-by. Come se si fossero rincoglionite, cioè.

«Voi insistete a riscrivere sul foglio nero del passato. Noi scriviamo sul foglio bianco del futuro.»

Ogni GMC è perplessa, ognuna nella sua lingua prevalente – più facile per Mosca, un po’ meno per New York. Ogni GMC sporge la lingua di fuori, nello sforzo di concentrarsi. Cioè, sporgerebbe la lingua di fuori se ce l’avesse, una lingua. Le GMC non sono creature viventi eccetera, lo abbiamo detto.

«In un mondo che avete dominato e che continua a pensare al passato, ascoltate la parola di qualcuno che ha imparato a osservare con profitto il futuro.»

 

Intanto, nel castello di Castelnaud…

 

Sul cellulare placcato oro di Crevant-Laveine appare un messaggio silenzioso e suggestivo, con una vecchia foto in nero e bianco (eh, sì, i francesi non dicono “in bianco e nero”) di Sylvie Vartan in guêpière e giarrettiera. Il segnale.

 

Intanto, in un’altra dimensione…

 

Davanti alle perplesse GMC si materializza un maxischermo digitale gigante da fare invidia all’Arcadia di Melzo (zona ancora priva di acronimo distrettuale simil-USA, ma è solo questione di tempo). Al centro, l’elegante star del mattone greenwashed tre-punto-zero, Crevant-Laveine.

«Bonjour» esordio cortese ma banale, attimo di perplessità reciproca tra le GMC e (acronimo oblige) il neoarrivato GCL.

Un altro messaggio: Sylvie (sempre lei) in topless, ma resa sfocata da un ritocco digitale.

È come una sferzata di energia, per l’archistar.

«Il mondo è a una svolta» proclama solenne «verso l’inferno o verso il paradiso. Verso la perdizione e la catastrofe o verso la leggerezza e la bellezza, che rimano con salvezza.»

Venezia affonda? Con le opportune risorse, presto diventerà Acquazia, un aquapark a tema con gondole subacquee condotte da gondolieri robotizzati.

La Grecia brucia? Atene sarà salvata da un moderno Olimpo gestito da un’Intelligenza Artificiale chiamata Zeus.

Il mare erode la Terra? Isole artificiali a difesa delle coste, da utilizzare a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche come resort o come nuove città autosufficienti e autopulenti.

Le vecchie cittadine rurali cadono a pezzi? I tycoon – ehm, i benefattori – della Silicon Valley sono pronti a investire capitali per New Towns ovviamente autosufficienti e autopulenti e altro ancora.

I voli aerei inquinano? Voli spaziali – sia di esplorazione sia turistici – ridaranno vita a Cape Kennedy e a Bajkonur, dopo un necessario restyling (Enjoy Kennedy e BajkoNew, per esempio).

Sulla Luna ci si annoia? Si costruirà a tempo di record una Disneymoon…

… e via così, GCL è un fiume in piena, una cascata di progetti formidabili uno più faraonico e futuristico dell’altro (c’è anche un altro aggettivo che inizia con la F, ma lo scopriremo dopo…)

… ridisegnare e rinominare, dalla Trumpet Tower al Coloss-CEO, bellezza e leggerezza, e per venire alla metropoli al centro delle preoccupazioni del momento, l’efficace ma troppo esplicito ANo potrebbe diventare AfNor, con un retrogusto fantasy da Signore degli Anelli e l’abusata Brera un’effervescente e rinfrescante Beer-ra, con la PINacoteca di Beer-ra…

… l’acronimo PIN fa sorgere un fugace dubbio su Ma-Chi-Paga-Tutto-Questo, e un ancor più fugace timore su Ma-Chi-Potrà-Permetterselo…

Ma se la questione è – e diciamola, la parola! – i Poveri, oh là là, y a pas de souci, nel Progetto @AtlantiDue non ci saranno Poveri, basta seguire il precetto: “Siete poveri? Arricchitevi!”. C’est facile, quoi!

Segue una scia di silenzio, fruscii impercettibili di sinapsi che ritentano il collegamento, ma non è facile con queste reti sovraccariche che risentono degli scarsi investimenti pubblici, rattoppate alla meglio quando la caldazza fa fondere l’asfalto e i cavi o le inondazioni li mandano in tilt…

… le GMC non possono che concludere che è necessario approfondire la questione – le GMC che davano per scontato di essere loro il futuro – e aggiornare la riunione a data da destinarsi.

Goémond Crevant-Laveine si congeda (è il caso di dirlo) urbanamente. Lo sguardo avidamente chino sul nuovo messaggio che vale oro, con la stessa Sylvie in topless, ma stavolta in nitidezza cristallina. Oh là laaaaahh

 

Intanto, in un attico minimal-sceiccobianco di CityLife (CyLi)…

 

La donna in tunica neochic-massonica salva l’immagine della cantante francese, pronta a riproporla se sarà necessario in versione full color 4K. Sospira, con un’occhiata di sbieco ai componenti della privilegiata famigliola residente – padre cantante, madre influencer, figlioletto e figlioletta futuri-famosi – che giacciono nel soggiorno sui divani e sulla moquette green. Placidamente addormentati, probabilmente perplessi quando riprenderanno i sensi tra qualche ora. A quel punto Lei se ne sarà già andata senza lasciare tracce. Bello, l’attico minimal-sceiccobianco! Ma ormai lo ha già sfruttato a sufficienza come base di lavoro comoda e discreta, e finalmente all’altezza dei suoi standard. Proprio quello che le serviva, lì in zona… 

Fratello Pizzaltrancio ha fatto bene la sua parte, come nella vecchia barzelletta del Tu-dai-da-mangiare-alla-scimmia. Si è presentato con quattro porzioni di pizza (giustamente) al trancio, in qualità di comparsa per le riprese di uno spot per la nuova catena di pizzerie creata dalla mamma influencer. L’ordine di cibo ultragreen per tutta la famiglia era in ritardo, per un banale disguido (cui Lei non era estranea). Si erano quindi gettati tutti e quattro sulla pizza, farcita oltre al resto con un efficace narcotico.

Chiuso il portatile ultraleggero a schermo 16 pollici, Lei si dirige alla porta. E passando davanti allo specchio, non può fare a meno di dirsi (oltre al fatto che deve perdere un paio di chiletti) un convinto: «Brava Fratella!».

 

Ci sono livelli e Livelli. Di fronte a situazioni eccezionali, si può lasciar gestire la risposta delle logge a un gruppo che conta tra i suoi membri di spicco un Fratello Michetta? Come on! Stiamo scherzando? Al Vertice qualcuno ha storto il naso sotto il cappuccio all’idea che fosse una donna a occuparsene. Ma Lei ha dimostrato fin dalla sua ammissione qualche anno fa, facendosi un ass così e diventando quindi un vero e proprio asset per l’organizzazione, quanto valeva. E poi l’Italia non era una sede così ambita, perché non offrire a Sister Paternoster l’occasione di brillare, in questa faccenda di muri che piovono, si abbattono e rispuntano? Il caso e il caos: li avrebbe saputi governare? Ops, piccolo dettaglio, in italiano Sorella Paternoster puzzava troppo di suora (associata da molta gente alla sfiga), quindi era diventata Fratella Paternoster (il cinema, che mirabile fonte di spunti… grazie, Mel Brooks!).

A proposito di sfiga, alla presentazione del progetto e dell’ignaro archistar entusiasta garante e piazzista, qualcuno del Vertice aveva obiettato che un riferimento ad Atlantide quanto a sfiga non è che promettesse proprio bene. Ma Lei aveva facilmente obiettato che tra cultori del razionalismo scientifico, smemorati a furia di reset social e ignoranti patentati convinti che l’Atlantide sia l’opposto dell’Artide, non c’era alcun pericolo.

E infatti l’effetto era stato ottenuto. Grazie alla Sua immaginazione e alla bella faccia di quel tronfio architetto segaiolo e alle sue perorazioni più che fantastiche farlocche (c’era un altro aggettivo, do you remember?), ispirate da una serie di ricerche in rete fatte da Lei, da un generoso assegno e soprattutto dall’esca Vartan. Quale effetto? Il solito: bloccare tutto, in attesa di capire come cambiare tutto perché tutto rimanga com’è.

Il caso era – per ora – risolto. Il caos era – per ora – rinviato. Il Vertice avrebbe deciso rapidamente il da farsi. Le GMC avrebbero trovato la pappa pronta.

Salendo sull’elitaxi a guida automatica, Fratella Paternoster digita l’indirizzo sullo schermo touch.

Via Olmetto 1.

Alla richiesta “Vuoi memorizzare la destinazione?” digita un “NO”.

È tempo che l’avvocato Dei faccia la sua parte.

 

Intanto, in una cantina abbandonata della ex Chinatown

 

Zao ci ha pensato tutta la notte e gran parte della mattina. Poi si è deciso. Ha riempito di tè la borraccia termica con il marchio di una celebre influencer (“omaggio” di Nino) e si è diretto verso l’Altare. Seguendo le indicazioni di Whatskip, la nuova app per schivare i muri in tempo reale, è arrivato a destinazione.

Il vasto scantinato del palazzo di via Lomazzo è un labirinto di passati arrugginiti e polverosi. Zao entra in una delle ultime cantine, dopo aver aperto un po’ a fatica il lucchetto a combinazione, e l’Altare è lì, intatto a parte la polvere. Con la foto del venerabile zio Tao, faccia impassibile e barbetta sottile da vecchio saggio dei film di kungfu. Con molto riguardo, dopo essersi inchinato, Zao apre la valigetta a prova di tutto che un paio di anni prima era stata recapitata a suo padre, perché Zao la aprisse al compimento dei diciotto anni. Zao chiede scusa all’anima dello zio Tao – mittente del lascito – per la violazione, promettendo adeguata riparazione. Sfila il vecchio portatile nero dalla custodia e lo accende.

La batteria a lunga durata è ancora al 50%. Dopo qualche scricchiolio, il sistema operativo 窗户 Chuāng hù 19.5 si carica velocemente. È la versione cinese di Windows, molto migliorata e ottimizzata dal dipartimento tecnico della Casa Rossa – il nome che gli scrittori di spy story davano al Guoanbu, il servizio segreto di Pechino, di cui lo zio Tao era stato un alto funzionario.

Zao digita ZIODICIOTTOANNIZAO in cinese, in italiano e in inglese. Non funziona. Riprova con ZAODICIOTTOANNIZIO.

Fin troppo facile, ma negli ultimi tempi si mormorava in famiglia che lo zio Tao non fosse più lucido come una volta…

Forse era per quello che aveva lasciato nel computer destinato al nipote una serie di programmi sviluppati dal Guoanbu…

Il caos nella mente – un caso.

O forse no.

Zao tende l’orecchio. Nella cantina, l’unico rumore è lo zampettare dei topi. Brrrrr, che schifo…

Zao accende la saponetta wi-fi che si è portato dietro e collega il portatile alla rete. Non un fulmine, lì sotto, ma può bastare. Il suo unico obiettivo immediato è fare alcune ricerche sui link contenuti nella chiavetta sottratta all’Assessore da Nino. Link che il resto del gruppo ha bellamente ignorato.

Calcola di avere poco tempo, prima che alla sede centrale della Casa Rossa qualcuno si accorga che il computer di un defunto pezzo grosso del servizio è d’improvviso tornato in vita e dia disposizioni a qualche squadra operativa in Italia di andare a recuperarlo a tutti i costi, muri o non muri.

Se ci riesce, Zao è convinto di riuscire poi a craccare il sistema per rendersi invisibile in rete (una ragionevole fiducia in sé stessi è una della basi di una vita serena, diceva lo zio Tao, meglio ancora se abbinata a un altro ideogramma che, semplificando, significa “grosso culo”). Ma adesso bisogna rischiare.

Cercando, trova altre copie e versioni di foto, documenti e nomi già visti sulla chiavetta maledetta, poi un lungo link che porta dritto nel dark web.

Ci clicca sopra senza esitare.

Un video.

Le immagini sono poco nitide, l’audio è migliore.

Noi siamo il progetto @AtlantiDue…

 

Quarantacinque minuti più tardi, i tre cinesi in tuta blu da tecnico TV, auricolari e SIG silenziate non rintracciabili non rintracciano nessuno, nell’ultima cantina in fondo allo scantinato di via Lomazzo. Dalle impronte nella polvere, deducono che di lì è passato qualcuno di piccola statura. Quanto al PC del defunto colonnello Tao, è tornato nel regno delle ombre.

 

CONTINUA...  

 

ASPETTIAMO I VOSTRI SUGGERIMENTI ENTRO LE ORE 21 DI MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE!

 

 

3 commenti:

  1. Ecco lo spunto di Mirella:
    e se invece fosse tutto un sogno "tossico" di Teresio Dei, che in realtà quella pista se l'è fatta ma, non abituato, è andato a sbattere in bici contro il lato della chiesa di Santa Maria presso San Satiro, tutta di mattoni...ed è perciò l'ultima immagine che si porta dietro nel suo delirio cocainico? Si risvegliera', come nel mago di Oz, con tutti i personaggi che lo circondano...Annare' sarà ancora incinta, l'assessore sarà in realtà un vigile urbano che ha assistito allo schianto...erc...e Raffe' sarà l'uccello che dall'alto gli lascerà un ricordino sul manubrio!

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  2. Ecco lo spunto di Graziella:
    È notte fonda. Rafe’ di nascosto lascia la voliera e punta verso il cielo alla ricerca di qualche amico notturno che tutto vede e tutto sente. Ha bisogno di conferme. È disorientato, ha visto i mattoni muoversi apparentemente in modo autonomo: spostarsi con ordine, dirigersi numerosi verso uno stesso luogo , formare nuove costruzioni. Chi ci sarà dietro a tutto ciò?

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  3. Ecco lo spunto di Irina:
    "La svolta di Teresio Dei"
    Quando Nino si mette in contatto con Teresio Dei, avvocato dalle poche cause perlopiù perse, e gli spiega la situazione, a Dei è subito chiaro che finalmente gli viene servita su un piatto d'argento l'occasione del riscatto, quella che anche un mite come lui ha sognato svariate volte negli anni. Scoperchiare una rete criminale ad altissimo livello, rivelare alla cittadinanza la corruzione e la malavita. Avere onori, titoli sui giornali, fama, soldi. Fare il salto.
    Ed è proprio lì, a un passo dalla realizzazione e dal riscatto di tutta una vita, che Teresio Dei si fa la domanda cruciale: "Ma a me chi me lo fa fare? Ma a me cosa me ne importa? Tanto cosa cambierà? Un po' di gloria che svanisce in fretta e una montagna di stress che si insinua in profondità per me, un po' di carcere (forse) per i colpevoli in attesa che altri mettano in piede piani analoghi e li portino a compimento, in attesa che la corruzione riprenda il suo corso e magari qualcuno si vendichi di me. No, il mio riscatto non è la denuncia. Io questa volta mi porto a casa una fetta della torta e me la mangio."
    Che svolta, Teresio Dei!

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